Melanoma: nuove prospettive e nuove sfide

Che cos'è il melanoma? Come si cura? Che fare dopo la diagnosi?

Dubbi, domande e risposte.

Per prevenire, curare e vivere meglio.


Che cos’è il melanoma?

Il melanoma è un tumore maligno che origina da una cellula chiamata melanocita. La sede più frequente di insorgenza è la cute, ma ogni organo può essere colpito, in quanto i melanociti sono presenti anche a livello delle mucose, dell’occhio e del sistema nervoso centrale.

Il 70% dei melanomi insorge su un neo preesistente, il restante 30% su cute apparentemente sana.

L’incidenza del melanoma cutaneo in Italia è pari a 8/100.000 abitanti e si stima che, in Italia, i nuovi casi siano complessivamente circa 13000.

Nella popolazione con età inferiore ai 49 anni il melanoma è il terzo tumore più frequente. I dati AIRTUM (Associazione Italiana Registro Tumori) riportano una sopravvivenza alla diagnosi pari all’87%. La diagnosi precoce è fondamentale in quanto più precoce è l’individuazione del melanoma, maggiori sono le probabilità di successo della terapia chirurgica.

L’aggressività del melanoma dipende in particolare dal suo grado di infiltrazione, indicato nei referti istologici come spessore di Breslow: all’aumento della profondità corrisponde una più alta possibilità di recidiva locale o di metastasi a distanza nel tempo.

La prevenzione è fondamentale per favorire la diagnosi precoce: asportare un melanoma allo stadio iniziale significa avere buone possibilità di guarire con il solo intervento chirurgico.


Come si cura il melanoma?

Oggi il melanoma, che fino a una decina d’anni fa era una patologia mortale, è diventato curabile. Per i pazienti non si può ancora parlare di guarigione, ma di cronicizzazione della malattia sì: ciò deve essere d’incoraggiamento per coloro che ricevono una diagnosi difficile da accettare, ma contro la quale si può combattere con buoni risultati. Esistono principalmente due alternative terapeutiche al melanoma:

  • L’immunoterapia si esegue in ospedale tramite un’infusione generalmente mensile; essa agisce stimolando il sistema immunitario allo scopo di sbloccare un meccanismo di difesa messo in atto dalle cellule neoplastiche per eludere la risposta delle naturali difese dell’organismo. La cura fa in modo che le cellule immunitarie siano di nuovo in grado di riconoscere e distruggere quelle cancerose.
  • La terapia target si assume invece a casa, per via orale. È detta anche “terapia a bersaglio molecolare”, ed agisce in maniera mirata su una proteina, il BRAF, che nel 50% dei melanomi è mutata e provoca una crescita incontrollata del tumore. I farmaci target agiscono proprio bloccando il gene BRAF e dunque fermando la proliferazione delle cellule neoplastiche. Sia l’immunoterapia, sia la terapia target, possono causare effetti collaterali, dei quali è indispensabile discutere con il proprio oncologo. Nella maggior parte dei casi essi sono controllabili con appositi farmaci.

Come si previene il melanoma?

La prevenzione è l’arma più potente per evitare le diagnosi di melanoma, o almeno per garantire diagnosi precoci.
Si distinguono due livelli:

  • La prevenzione primaria consiste in una serie di abitudini che le persone dovrebbero acquisire fin dalla giovane età. È buona prassi imparare ad esporsi al sole gradualmente, al mare, in montagna e in città, evitando le ore centrali della giornata (dalle 11 alle 16) e applicando sulla pelle una crema solare a protezione 50, che impedisca le scottature. Bisogna evitare i lettini e le docce solari, che aumentano la possibilità di sviluppare il melanoma. E occorre tenere lontani dal sole neonati di età inferiore ai sei mesi.

  • La prevenzione secondaria comprende invece tutto ciò che si fa per controllare le lesioni sulla propria pelle. Si parla di lesioni, e non semplicemente di nei, perché il melanoma è ingannatore e talvolta si nasconde dietro forme diverse. È importante imparare ad osservarsi e rivolgersi ad un dermatologo quando si nota che una lesione si ingrandisce, cambia colore o forma in poco tempo, se prude o sanguina, o quando ne compare all’improvviso una nuova. Ma l’autoispezione non basta! Una volta all’anno è d’obbligo recarsi dal dermatologo, che controllerà le lesioni con il dermatoscopio e fotograferà quelle meritevoli di attenzione, in modo tale da avere una baseline da cui partire per le visite successive. L’intervallo tra un controllo e l’altro è stabilito a seconda delle necessità del paziente. Potrebbe succedere che il dermatologo decida di togliere una lesione subito, perché la ritiene pericolosa. Tale decisione va accolta senza timore e come un invito del medico ad evitare situazioni problematiche in futuro.

Che fare dopo la diagnosi di melanoma?

Succede, purtroppo, di trovarsi di fronte a una diagnosi di melanoma.
È importante non farsi prendere dal panico, ma agire in breve tempo, affidandosi a un centro specializzato i cui i medici si conformano ai suggerimenti delle Linee Guida. La lettura integrale di questo documento è fortemente consigliata, perché un paziente informato comprenderà meglio le spiegazioni del dottore; inoltre, grazie alla conoscenza, controllerà
l’ansia e sarà più lucido.

Del melanoma si distinguono 5 stadi, indicati con le cifre che vanno da 0 a 4, secondo lo spessore del tumore primario e dalla sua eventuale migrazione ai linfonodi o agli altri organi.

In base a quanto le cellule neoplastiche si sono infiltrate in profondità nella pelle del paziente, i medici stabiliranno quali esami clinici e strumentali eseguire per avere una stadiazione corretta.

Per tutti, dopo l’escissione di un melanoma, è previsto un intervento di allargamento: il chirurgo deve asportare un’ulteriore area di tessuto attorno alla cicatrice del tumore già tolto, al fine di rimuovere ogni possibile residuo di malattia. Se il melanoma ha uno spessore uguale o superiore a 0.76 millimetri, o presenta particolari caratteristiche quali l’ulcerazione, le mitosi o un’ampia regressione, viene effettuata la biopsia del linfonodo sentinella.

Questa procedura valutare se qualche cellula del melanoma è entrata nella circolazione linfatica e ha raggiunto i linfonodi. L’intervento consiste nell’asportazione del primo linfonodo che drena l’area in cui è localizzato il melanoma. Nel caso in cui il linfonodo sentinella sia positivo, cioè contenga cellule neoplastiche, l’oncologo deciderà se proseguire con una terapia adiuvante della durata di un anno. Le linee guida, infatti, non indicano come necessario l’intervento di linfadenectomia, a meno che non ci sia anche un’evidenza clinica o strumentale di malattia linfonodale. Il trattamento adiuvante è preventivo: riduce il rischio di recidiva o di metastasi a distanza. Al termine della procedura di stadiazione, il paziente entrerà in un percorso di follow up e dovrà effettuare una serie di controlli periodici che, lo si ricorda, sono gratuiti in regime di 048, codice di esenzione per malattie oncologiche.


Che cos’è il linfedema?

Il linfedema è il gonfiore di una regione del corpo dovuto all’accumulo di linfa nei tessuti.

Lo sa bene il 20-30% di coloro che hanno avuto una diagnosi di melanoma: il linfedema può comparire infatti quando i linfonodi regionali sono stati asportati chirurgicamente tramite linfadenectomia, perché la malattia li ha raggiunti; oppure quando, in presenza di una forma avanzata di tumore, i linfonodi e i vasi linfatici che vi arrivano sono invasi da cellule tumorali o sono compressi. In entrambi i casi la linfa non defluisce normalmente, ma ristagna nel tessuto sottocutaneo e provoca il gonfiore della regione interessata.

Generalmente il linfedema comporta invalidanti sensazioni di pesantezza, indolenzimento, tensione; a seconda che colpisca gli arti inferiori o quelli superiori, può determinare difficoltà di deambulazione o dolore nello svolgimento delle attività quotidiane quali lavarsi, vestirsi, svolgere i lavori domestici, guidare, scrivere.

Se la diagnosi è tempestiva e se si adottano precise regole di comportamento, il linfedema si cura e si tiene sotto controllo con terapie specifiche. Tuttavia può ripresentarsi o peggiorare nuovamente, perché le cause sono irreversibili.

È quindi importante riconoscerlo e rivolgersi subito al medico; dopo i trattamenti, è necessario imparare a gestirlo ed effettuare controlli periodici.

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